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Pseudonimizzazione e ePrivacy

2026-04-02 12:36

Filippo Delvecchio

firma, gdpr, dipendente, privacy,

Pseudonimizzazione e ePrivacy

Il Comitato europeo per la protezione dei dati e il Garante europeo hanno adottato il 10 febbraio 2026 la Joint Opinion 2/2026 modifiche proposte al GDPR.

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Pseudonimizzazione e ePrivacy: la Joint Opinion 2/2026


Il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) e il Garante europeo (EDPS) hanno adottato il 10 febbraio 2026 la Joint Opinion 2/2026 sulla proposta di Regolamento “Digital Omnibus”, approfondendo in modo tecnico e dettagliato le implicazioni delle modifiche proposte al GDPR e alla Direttiva ePrivacy.

Il punto più critico riguarda le modifiche all’art. 4(1) del GDPR sulla definizione di dato personale. La proposta introdurrebbe un nuovo paragrafo secondo cui un’informazione non costituisce dato personale per un soggetto che non dispone di mezzi ragionevolmente utilizzabili per identificare la persona, anche in caso di pseudonimizzazione. EDPB e EDPS esprimono forte contrarietà: tali modifiche andrebbero oltre la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE (causa C-413/23 P, EDPS c. SRB), ignorerebbero il concetto di “singling out” (Considerando 26 GDPR) e creerebbero incertezza giuridica. Le Autorità chiedono la cancellazione delle modifiche e del nuovo art. 41a GDPR, che avrebbe attribuito alla Commissione il potere di definire quando i dati pseudonimizzati cessano di essere dati personali.

L’Opinion valuta invece positivamente l’armonizzazione degli strumenti operativi: le liste comuni per individuare i trattamenti soggetti a DPIA (artt. 35(4)-(6b) GDPR) e i template standardizzati per la valutazione d’impatto. Sul fronte ePrivacy, il nuovo art. 88a GDPR sostituirebbe l’art. 5(3) della Direttiva ePrivacy per i dati personali trattati tramite apparecchiature terminali (cookie e tecnologie simili). Le Autorità avvertono però che la scissione tra dati personali e non personali rischia di creare lacune normative nei trattamenti “misti”, chiedendo coerenza nella supervisione e l’attribuzione di poteri sanzionatori ai sensi dell’art. 83(5) del GDPR.

Questa Opinion è una lettura indispensabile per i professionisti della privacy e per le organizzazioni che utilizzano tecniche di pseudonimizzazione: le regole del gioco potrebbero cambiare, ed è cruciale comprendere ora l’orientamento delle Autorità europee per adeguare le proprie strategie di compliance.


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